..fascino che cattura..
..a dimostrazione di come la danza possa talvolta prescindere dalle caratteristiche fisiche..
e di come la passione riesca a scavalcare pregiudizi e imposizioni..
..un ballerino e una ballerina senza un arto possono danzare?
..sicuramente sì, e con un fascino che cattura.
..sesto senso..
Una delle caratteristiche più importanti per un ballerino è quello di “sentire il proprio corpo”.Tale capacità è possibile grazie alla propriocezione. Essa rappresenta la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista.
Possiamo intuire il suo ruolo fondamentale nel meccanismo di controllo del movimento.La danza non può prescindere da questa funzione.Un buon ballerino dovrebbe muoversi,avere il senso dello spazio, anche privato della vista..
Il fatto di orientarsi con il corpo è essenziale per avere consapevolezza del proprio movimento.Il ruolo della propriocezione è implicito nel concetto stesso di “postura”. Dal punto di vista motorio, infatti, ogni essere vivente deve essere in grado di adattarsi all’ambiente in cui si trova per sopravvivere e svolgere la propria attività. Tale adattamento richiede di assumere le posizioni più consone alla situazione.
Possiamo definire “postura” ciascuna delle posizioni assunte dal corpo.Il concetto di postura, quindi, non si riferisce ad una condizione statica,ma si assimila al concetto di equilibrio inteso come “ottimizzazione” del rapporto tra soggetto e ambiente circostante.
Per capire come agiscono i meccanismi propriocettivi, si può provare ad “ascoltare” quello che è trasmesso dal piede, che è la regione del nostro corpo in grado di fornire il maggior numero d’informazioni propriocettive. E chi meglio di un ballerino sa sentire i cambiamenti di pressione,le oscillazioni minime e precise allo stesso tempo che alternano contrazione e rilassamento che rendono armonioso ed equilibrato il movimento.
Per questo motivo l’ “allenamento”del sistema propiocettivo è di fondamentale importanza.Molti esercizi che ne aiutano lo sviluppo prevedono attività e improvvisazioni ad occhi chiusi.
Quasiasi ballerino che abbia provato ad esprimersi in assenza della vista ha sicuramente sperimentato l’importanza di “ascoltare” e “comunicare” con il corpo,come fosse l’unico elemento di connessione con la realtà..
..ferite ed inquietudini..
Martha Graham..
..la sua ideologia del corpo si evolve verso la ricerca della possibilità di qualificare quel movimento, che fino ad ora era strettamente individuale, come uno strumento che rendesse visibile ed oggettivo quello che tutti noi sentiamo, come la messa in forma di una voce collettiva..
La cosa più importante, qui come sempre, è l’ unicità che non si realizza, qualcosa va perduto … l’ineluttabile necessità di esprimersi è tutto.

Per la Graham ogni storia individuale reca sempre le tracce della memoria dell’umanità intera: “Per tutti noi, ma in particolare per un danzatore, data l’intensità con cui percepisce la vita e il proprio corpo, vi è una memoria del sangue che ci parla. … In noi scorre un sangue millenario, con i suoi ricordi. Come spiegare altrimenti quei gesti e pensieri istintivi che ci giungono non preparati né attesi?
La danza viene dalle profondità della natura dell’uomo, dall’inconscio dove abita la memoria … ed è diretta verso l’esperienza dell’uomo, dello spettatore, per risvegliare in lui analogie e ricordi. L’arte è evocazione dell’intima natura dell’uomo. Attraverso l’arte, che trova le sue radice nell’inconscio, nella memoria del nostro genere, è la storia e la psiche del genere umano che viene messa a fuoco.
Dal dopoguerra, il teatro di danza di Martha Graham si volge al mito, alla ricerca di personaggi emblematici di determinate condizioni esistenziali e psicologiche dell’uomo che possano esprimere le motivazioni profonde dell’agire umano in una sorta di analisi interiore, attraverso l’identificazione dello spettatore con il danzatore ed il suo vissuto intimo del momento. In questo modo, i movimenti agiscono come visualizzazioni di ferite ed inquietudini dell’uomo che nella confusione generata dalla contemporaneità si trova senza un punto fermo e stabile al quale ancorarsi.
Da qui, la funzione catartica del teatro di danza della Graham. Alla Graham viene così riconosciuto di aver offerto la possibilità di creare un punto di riferimento spirituale per l’uomo moderno che nel teatro e nella danza poteva riscoprire e riconoscere la propria tensione verso la conoscenza e la realizzazione di sé..
..le cadute del corpo..

Negli anni Ottanta il linguaggio della danza cambia notevolmente sviluppandosi dalle ricerche dei coreografi della post-modern dance, per la definizione di quella che è definita oggi la danza contemporanea, evoluzione naturale della New Dance Americana, della Nouvelle Danse Francese e della Nuova Danza Italiana, capace di parlare di nostri tempi con tecniche nuove e con dei codici teatrali molto specifici..
Oltre ad assimilare certe caratteristiche tecniche della modern dance,
cercando soprattutto di andare oltre nella sperimentazione, i coreografi si sono occupati di argomenti “scomodi” andando ad analizzare le caratteristiche sociali, emotive ed antropologiche dei tempi attuali.
Al pubblico, sempre più folto, sono offerte cadute del corpo, spasmi,
per parlare non certo alla “corte”, ma all’uomo contemporaneo per raccontargli non delle favole, ma tutto ciò che di più straordinario e di più terribile può nascere, crescere e manifestarsi in ogni uomo del
nostro tempo..
Si porta all’estremo quello che Martha Graham, madre della modern
dance, aveva iniziato nelle sue coreografie ossia si cerca di parlare di tutti i momenti in cui la vita interiore dell’uomo diventa così importante da trasformarsi in personaggio.
Per parlare alla psiche,
all’anima umana, del vissuto personale di ognuno di noi.Nuove personalità si affermano in America e a livello internazionale, e mi riferisco a Meg Eginton, Susan Rehorst, Dana Reiz,accanto alle altre come Simone Forti, Pooh Kaie, Steve Paxton, Lisa Nelson, Karole Armitage, Bill T. Jones..
..rivoluzione artistica?..
..il momento giusto..
Trenta anni di foto di danza eppure non sembrano passati.

Ovviamente il gioco di parole tra il titolo della prestigiosa raccolta di foto di Alessio Buccafusca, Trenta anni di foto di danza appunto, e la carriera del fotografo più significativo di questi ultimi tre decenni suona a meraviglia, soprattutto se si vuole approfittare di queste battute per evidenziarne meriti ed esperienze.
Eh sì, perchè stavolta si ha a che fare con uno di quei protagonisti della danza internazionale che non va direttamente sul palcoscenico ma che, in fondo, ci sta dentro quanto i protagonisti.
Trenta anni di foto, a partire da quella dedicata a Pina Testa nel 1977, quasi per caso, e poi da lì sino ad oggi ed a quanti clic ancora. “Fare tante foto a raffica non serve proprio a niente – ci spiega Buccafusca – anzi, forse è vero il contrario. Non si deve forzare la natura delle cose, si deve solo pazientare all’infinito per trovare il momento giusto, la luce giusta e l’ispirazione migliore dell’interprete, del coreografo e del fotografo. L’insieme di tutti questi elementi è la migliore performance di un uomo di danza.”
Le foto più importanti della carriera di Buccafusca ormai non si contano più, tuttavia il passato ha legato indissolubilmente alcuni personaggi del balletto internazionale ad Alessio. “Ekaterina Maximova e Vladimir Vassiliev, oltre a Carla Fracci, Rudy Nureyev e Luciana Savignano, tre tra le icone assolute per me e per tutto il mondo dell’arte..
..lo sguardo del teatro..

Quando si parla di trucco, bisogna sì prendere come “base” il trucco classico, ma con degli accorgimenti particolari: luce e distanza tra il ballerino e lo spettatore..
Bisogna tenere in considerazione che il volto della persona da truccare non sarà sotto una luce naturale, ma bensì sotto riflettori, luci molto forti che rendono più visibile qualsiasi particolare e allo stesso tempo sbiadiscono i colori naturali del volto.
..mentre per quanto riguarda la distanza, il trucco teatrale deve risaltare i lineamenti del viso, e allo stesso tempo introdurre in modo quasi reale il personaggio nell’ambientazione. Anche lo spettatore più lontano deve poter vedere bene le caratteristiche del viso del singolo ballerino.
E’ proprio per questi due fattori che il trucco teatrale deve essere più acceso e preciso, rispetto un trucco di bellezza.
Ciò non significa che bisogna creare un trucco eccessivamente colorato ed eccentrico per farlo vedere bene, basta giocare sui toni dei colori e sulle ombreggiature, accentuare i tratti del viso, la linea degli occhi e gli zigomi.
..London in Italy..
Due grandi accademie a confronto in uno sfondo tutto italiano..

La manifestazione che si terrà a Palermo dal 16 al 18 maggio vedrà la prestigiosa Royal Ballet School diretta da Gailene Stock presente per il quinto anno consecutivo nel capolugo siciliano insieme alla London contemporary dance school, diretta da Veronica Lewis.
Una folta delegazione di insegnanti , danzatori e pianisti provenienti dalle due Scuole inglesi proporranno 3 straordinari giorni di masterclasses per allievi, incontri e approfondimenti per insegnanti e uno spettacolo con le compagnie dei graduates a dimostrazione dell’eccellenza tecnica e stilistica delle rispettive accademie.
L’evento, tra i più attesi nell’ambito della danza di formazione, nasce sotto l’egida dell’Outreach Programme, progetto finalizzato alla individuazione e valorizzazione di giovani talenti attraverso borse di studio.
L’evento, supportato dalle istituzioni Regionali e Provinciali siciliane, è organizzato dall’Ass.ne Stage Centro Danza di Palermo diretta da Melissa Mackie, Caterina Girgenti e Sandro Dieli.
katerinagi@katamail.com – www.stagecentrodanza.it
..il pericolo di azzardare..

Sia durante gli studi di danza che durante la carriera, un infortunio può diventare un momento particolarmente grave da affrontare, a causa della possibile compromissione cronica del fisico.
Molte volte gli allievi si sentono insicuri, riguardo al loro corpo, e qualche apprezzamento negativo espresso nel momento sbagliato può portare l’allievo a viverlo male e, forse, ad aumentare la probabilità o il numero degli infortuni a cui può andare incontro.
Non c’è nulla di peggio che essere traumatizzati, cioè avere paura della propria presunta incapacità o del giudizio negativo di un insegnante, per perdere di vista i movimenti del proprio corpo, azzardare qualcosa di troppo e farsi male.
Qui il trauma psicologico precede quello fisico..
Per quanto riguarda gli infortuni prettamente “fisici” si osserva una maggiore insorgenza di infortuni da usura a carico dei tessuti molli piuttosto che i cosiddetti infortuni acuti, e la categoria maggiormente a rischio sarebbe quella dei ballerini professionisti.
Spesso è un accumulo di infortuni, talvolta mai risolti del tutto, a segnare la fine della carriera di un ballerino e a permettere l’ascesa di un altro.
Continuamente vengono pubblicati consigli e raccomandazioni riguardanti la dieta o lo stress, ma l’impulso a cambiare deve venire dall’interno. Sono gli stessi partecipanti al grande circo, coreografi, registi, ballerini e pubblico, che devono voler cambiare le regole facendo passare in secondo piano le ossessioni sul peso e la magrezza.
Forse il sorriso di una ballerina che non deve più mortificare il proprio corpo potrebbe essere ancora più luminoso e colpire lo spettatore più di una rischiosa presa acrobatica..











